Archivio per 17 Settembre 2008

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Palle Spaziali: “Galera per le prostitute e i loro clienti”

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Dopo 50 anni dalla “legge Merlin”, che rese illegali le case d’appuntamento, ora, dopo il decreto legge (si sa l’urgenza più importante in Italia sono le donnine per strada) firmato dal Ministro per le Pari Opportunità Carfagna, è vietata la prostituzione per strada ed in generale in “qualsiasi luogo pubblico”. Previsto sia per le lucciole che per i clienti l’arresto da 5 a 15 giorni e un’ammenda da 200 fino a 3000 euro. Il decreto non prevede la riapertura delle case chiuse. Il Ministro (dall’alto della sua istituzionale castità) ci tiene a precisare: “Come donna, le case chiuse mi fanno rabbrividire…”; ma anche: ”La prostituzione in luoghi chiusi non è legale e non è reato…” Quindi? In strada non si può; in casa neanche, ma non ci sono le pene. Tradotto: si può fare lo stesso. Fatevi un giro nella pagina annunci di un qualsiasi quotidiano e ve ne renderete conto. La novità, dunque, sarebbe niente più prostitute per le strade. Il che, detto così, sarebbe una gran cosa. Il problema è che, come al solito, COSI’ NON E’ e NON SARA’. Vediamo perchè.

 

  • La prostituzione in Italia, come nel resto del mondo, è una pratica diffusissima e soprattutto millenaria. Si stima che ci siano dalle 50 alle 100 mila prostitute. E’ ovvio che è impossibile mettersi a contarle tutte. Ognuna di queste avrà una sua clientela. Nove milioni sarebbero i clienti del sesso a pagamento [Fonte]. Si tratta di calcoli approssimativi, numeri proposti solo per dare una idea della dimensione del fenomeno. Applicando il DDL Carfagna tutta questa gente dovrebbe finire in galera. Si sa che la il nostro sistema giudiziario è inefficiente. Non riusciremo mai a prenderli tutti. Ma anche se ne prendessimo un 10% tra prostitute e clienti immaginate quanta gente ci ritroveremmo davanti alle porte degli istituti penitenziari alla ricerca di una cella per sè. Il sistema penitenziario italiano può accogliere al massimo 45000 detenuti ed è già sovraffollato in quanto ne abbiamo “dentro” 20 mila in più. Chi glielo dice al ministro Alfano (che vuole introdurre il braccialetto per sfollare le celle) che adesso arriveranno altre migliaia di detenuti tra prostitute e clienti? E’ lampante che sono proposte lanciate allo sbaraglio. Una settimana prima il Ministro della Giustizia lancia l’emergenza sovraffollamento carcerario e la settimana dopo il Ministro delle Pari Opportunità ne vuole portare dentro altre migliaia. Non finiranno mai dentro, semplicemente perchè posto non ce n’è.
  • Secondo il sistema giuridico italiano, di fatto, per andare realmente in carcere devi riuscire a farti condannare minimo a 3 anni, per via della sospensione condizionale (2 anni) e dell’affidamento ai servizi sociali (1 anno). Ora provate a calcolare quante volte uno deve essere beccato con un prostituta per andare davvero in galera. Ci vogliono 24 condanne all’anno, sempre che il giudice ti dia il massimo della pena e che il processo non cada in prescrizione. 24 per 3 fa 72. Devi farti beccare 72 volte di seguito! E lo stesso vale per le lucciole, ovviamente, il decreto non fa differenza tra compratore e offerente. Siamo al delirio. Trovatemi lo sfigato che si farà beccare 72 volte di seguito e gli regalo una bambola gonfiabile.
  • E’ noto che le prostitutte non rilasciano fattura e non presentano regolare dichiarazione dei redditi a fine anno. Molte di loro, inoltre, sono immigrate clandestine, quindi del tutto “sconosciute” allo Stato Italiano. Mi spiegate come e a chi viene notificata la multa?
  • Come fai a dimostrare in sede processuale che il reato si sia realmente consumato? O uno confessa: “Si, signor giudice, sono andato a puttane” (cosa che già di per sè fa ridere) oppure è impossibile. Metti pure che li trovi infrattati a fare sesso: è già reato, “atti osceni in luogo pubblico”, non serviva questa legge. Metti che sorprendi il cliente a contrattare: uno può sempre dire: “La signorina è una mia amica, stavamo scambiano due chiacchiere/le ho chiesto un’indicazione stradale/sono un uomo solo e voglio parlare con qualcuno/…” (scegliete un pò voi la drammaturgia che più vi aggrada). Come fai a dimostrare il contrario? “Eh, no la signorina portava la minigonna!”. “Embè, signor giudice, non posso vestirmi come voglio?”. Risponderebbe la ragazza. Uno potrebbe pensare: “si ma sono scuse ridicole”. Si, potranno pure esserlo, ma nei processi funziona che spetta al magistrato l’onere della prova. E se prove certe non ce ne sono, l’imputato è assolto.
  • Quanti processi INUTILI (abbiamo visto che è impossibile finire dentro) saranno dunque celebrati? Quanti agenti, pattuglie, magistrati, giudici, soldi, impiegati, cancellieri, eccetera saranno sottratti alla ordinaria amministrazione della Giustiza che già così è praticamente allo sfascio? Ma vuoi mettere…LA SICUREZZA!! Se non c’è certezza della pena, perchè non si riescono a fare i processi o perchè non ci sono gli strumenti per le forze dell’ordine, non ci sarà MAI sicurezza!! Ma sono concetti troppo complicati, lasciamo perdere…

 

Morale della favola: nessuno andrà in carcere, nè prostitute nè clienti. Ma i giornali titolano: “Carcere per i clienti, carcere per le prostitute, retate”. E’ ovvio che ci stanno dicendo che il lupo di Cappuccetto Rosso esiste e che gli asini volano. E noi ci crediamo pure. Se proprio volessero risolvere il problema, a mio parere, dovrebbero: 1) legalizzare le case d’appuntamento per togliere il degrado dalle strade e cercare di controllare il fenomeno; 2) rafforzare la lotta contro gli sfruttatori ed i trafficanti di donne: prenderli, condannarli e buttare via la chiave. 3) Promuovere il recupero delle ragazze sfruttate, finanziando le associazioni che si occupano di ciò. Queste sono alcune delle cose che si possono fare, non queste cialtronate.

 

P.S. So che non c’entra nulla, ma, parlando di questo argomento, mi è venuta in mente una fotografia.

 

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